Ti invito a fare una cosa nuova, adesso. Prendi quello che hai a portata di mano:, un foglio, il retro di una busta, perfino le note del telefono, e disegna come ti senti rispetto al lavoro in questo momento. Non una semplice faccina, ma qualcosa di metaforico, come una scala in salita, un labirinto, oppure un mare un po’ mosso.
Qualunque cosa tu abbia scelto, hai appena messo in atto il visual thinking. Con ogni probabilità, hai realizzato qualcosa su di te nell’immediatezza di questo disegno, che forse a voce ti avrebbe occupato più tempo e minore profondità.
Ecco, questo è il punto da cui voglio partire. Il pensiero visivo non è una tecnica per chi “è portato per il disegno”, ma è un modo di pensare. Funziona perché tocca qualcosa di profondo nel modo in cui la nostra mente mette a fuoco le cose.
La nebbia e la mappa
Immagina i tuoi pensieri come una nebbia. Sono lì, li percepisci, sai che qualcosa ti preoccupa o ti entusiasma, ma finché restano dentro la testa rimangono vaghi, mobili, sfuggenti. Provi ad afferrarne uno e te ne scappano altri tre.
Disegnare un pensiero significa trasformare quella nebbia in una mappa di una città, che puoi guardare da fuori, indicare con un dito. Puoi anche accorgerti se una strada porta a un vicolo cieco e oppure no. Non hai cambiato il territorio: hai cambiato la tua possibilità di muoverti dentro di esso. È tutto qui il segreto del visual thinking, ed è molto meno mistico di quanto sembri.
«Ma io non so disegnare»
È la prima cosa che mi sento dire, sempre. E la mia risposta è sempre la stessa: bene, perché qui non serve.
Il visual thinking non chiede di saper disegnare un cavallo che sembri un cavallo. Chiede di rendere visibile una relazione, una sequenza, una tensione. Per farlo ti basta un vocabolario visuale fatto di pochissimi elementi: un quadrato, un cerchio, una freccia, un omino fatto di stecchini. Con questi quattro segni puoi rappresentare quasi qualunque dinamica di lavoro, ad esempio chi dipende da chi,le priorità dove si un processo si frammenta.
Il talento artistico, qui, non c’entra. Anzi, a volte è persino d’intralcio: chi sa disegnare bene si preoccupa di come appare il segno, mentre il pensiero visivo funziona proprio quando smetti di curare l’estetica e badi solo al significato. La sketchnote più utile che vedrai in vita tua sarà quasi sempre brutta. E andrà benissimo così.
Perché vedere un pensiero lo cambia
C’è una ragione concreta per cui tutto questo funziona, e ha a che fare con i limiti della nostra mente.
La memoria di lavoro grazie alla quale teniamo le informazioni in mente è limitata e tiene insieme pochi elementi alla volta. Quando un problema è complesso, lo riempiamo all’istante e iniziamo a perdere pezzi: ci concentriamo su un aspetto e ne dimentichiamo un altro, torniamo indietro, ci ingarbugliamo.
Mettere il pensiero su una superficie esterna libera quello spazio. Il foglio diventa una memoria aggiuntiva: non devi più tenere a mente tutto, perché tutto è lì davanti. E una volta che un’idea è fuori dalla testa e davanti ai tuoi occhi, succede la cosa più interessante di tutte: smette di essere te. Diventa un oggetto che puoi osservare con un po’ di distanza, spostare, mettere in discussione. È molto più facile valutare un’idea disegnata, può osservare, che un’idea che senti ancora attaccata addosso, intrecciata con tanti altri pensieri..
Dal foglio al tavolo: quando un gruppo vede insieme
Tutto questo è potente per una persona sola e diventa trasformativo quando entra in gioco un gruppo.
In una riunione, ognuno ha la propria nebbia privata. Crediamo di parlare della stessa cosa e invece ciascuno ha in testa una mappa leggermente diversa, e gran parte dei conflitti nasce esattamente lì: non da un disaccordo reale, ma da due immagini mentali che non combaciano e che nessuno ha mai messo sul tavolo.
Se i pensieri di un gruppo diventano visibili su una superficie condivisa e sono collegati secondo la loro cronologia o la gerarchia dei contenuti, il metodo Visual Psychology® è in azione. Le persone smettono di difendere “la mia idea contro la tua” e cominciano a guardare insieme le riflessioni, riorganizzate per essere più comprensibili. In questo processo, le questioni si muovono dai singoli e si posano al centro, dove tutti le possono vedere e rielaborare. Si crea un linguaggio comune, una cosa rara e preziosa, e i fraintendimenti, semplicemente, hanno meno spazio per nascondersi.
Torna a quel foglio
Riprendi il disegno che hai fatto all’inizio, quello di come ti senti rispetto al lavoro e guardalo ancora un momento. Può darsi che altri non capirebbero che cosa significa senza una tua spiegazione, ma a te ha detto qualcosa di vero, e in fretta. Questo è il visual thinking: non un talento da artisti, ma uno strumento per pensare con più chiarezza, da soli e, soprattutto, insieme.
La prossima volta che un problema ti sembra troppo aggrovigliato per essere detto a parole, prova prima a disegnarlo: potrebbe essere il modo più rapido per scoprire cosa stavi pensando davvero.


