Beyond Visuals nasce da un desiderio che, in poco tempo, è diventato una decisione. Sono a Birmingham, nel luglio 2025, durante l’8° evento dell’International Sketchnote Community. Esattamente dieci anni prima avevo partecipato al mio primo incontro internazionale per visual practitioners a Roma, quando le due community di cui ti parlerò in questo articolo stavano ancora prendendo forma. A Birmingham mi sono sentita pronta a raccogliere il testimone e a portare l’evento in Italia, dieci anni dopo: eravamo una decina a Roma, siamo diventati 110 a Beyond Visuals.
A questa iniziativa ho voluto aggiungere una sfida che avrebbe reso il progetto ancora più ambizioso: riunire, per la prima volta in un unico appuntamento, due community internazionali, European Visual Practitioners (EVP) e International Sketchnote Community (ISC).
In questo articolo ti racconto che cosa ho imparato da questa esperienza, che cosa rifarei e che cosa, invece, farei diversamente. Se organizzi eventi formativi o progetti occasioni di scambio di competenze tra pari, forse alcune delle riflessioni e delle soluzioni sperimentate a Beyond Visuals potranno esserti utili.
La sfida di unire due community internazionali
Mentre ero in coda per il pranzo, a Birmingham, ho pensato che appartenere a entrambe le community mi metteva in una posizione particolare: potevo creare l’occasione per far incontrare in Italia questi due gruppi di facilitatori visuali, graphic recorder e sketchnoter. Un anno dopo, con il prezioso contributo di Claudio Nichele come co-organizzatore immediatamente offertosi, e il generoso contributo dei volontari, quell’idea è diventata Beyond Visuals: 110 partecipanti provenienti da 20 Paesi, con esperienze, culture e modi diversi di vivere la professione e la community.
Come psicologa sociale di formazione, mi interessava anche capire come le identità dei due gruppi avrebbero trovato una forma dentro il contenitore “Beyond Visuals” e osservare che cosa succede se si creano le condizioni affinché le competenze e le prospettive possano mescolarsi.
Henri Tajfel e John Turner, con la Social Identity Theory, hanno mostrato come una parte dell’identità che attribuiamo a noi stessi derivi dai gruppi sociali ai quali sentiamo di appartenere. Con il tempo, al ruolo professionale si aggiunge qualcosa di più profondo, come in questo caso: i partecipanti sono arrivati con un senso di appartenenza alla propria community e l’ appartenenza porta con sé relazioni, ricordi, linguaggi, rituali e una storia condivisa, elementi che rendono psicologicamente significativo il gruppo e possono mantenere vivo il confine tra ingroup e outgroup anche quando esistono molte caratteristiche comuni. Per questo si è cercato di costruire anche una piccola storia comune attraverso esperienze condivise: il tempo informale seduti attorno a un tavolo al coffee break, il tour di Verona, una cena davanti all’Arena e persino l’esperienza del gelato artigianale italiano, raccontato attraverso materie prime legate ai territori, dal lampone della Lessinia al pistacchio di Bronte e alla nocciola delle Langhe.
Beyond Visuals ha voluto provare a essere un terzo spazio, nel quale le persone continuassero a essere parte di EVP o ISC e, contemporaneamente, potessero riconoscersi in qualcosa di nuovo. Anche per questo si è scelta la formula del BarCamp, dove i partecipanti contribuiscono a generare il programma e diventano parte attiva di ciò che accade.
Alla fine dei tre giorni è successo qualcosa che considero particolarmente interessante. Quando sono stati annunciati separatamente gli eventi EVP e ISC del 2027, alcuni partecipanti hanno raccontato di aver percepito una discontinuità: dopo tre giorni nei quali il confine tra le community sembrava aver progressivamente perso importanza, vederle nuovamente rappresentate come due entità distinte ha prodotto sorpresa. Personalmente, non mi aspettavo che già dal 2027 ci fosse un cambio di rotta verso un nuovo evento condiviso. Costruire un’esperienza che mette insieme due community richiede tempo, conoscenza reciproca, capacità di immedesimazione, diplomazia, problem solving costante e una progettazione attenta alle differenze intergruppo. Beyond Visuals, del resto, era un esperimento: forse ha piantato un seme, ma i semi hanno bisogno di tempo e di un terreno disponibile per capire se, e in quale forma, potranno crescere.
Proprio per questo ho trovato quella reazione di stupore uno degli indizi più interessanti e belli dell’intera esperienza: per alcune persone un nuovo “noi” aveva già cominciato a formarsi.
Da qui in avanti lascio entrare nel racconto anche alcune delle parole condivise spontaneamente dai partecipanti dopo Beyond Visuals. Le riporto in forma anonima, perché possano affiancare la mia voce e restituire, dall’interno, come questa esperienza è stata vissuta.
“When I boarded my flight on Thursday, I didn’t know any visual practitioners. Now I have a whole community.”
“That is what this community does. Not convincing each other, but borrowing each other’s way of seeing and taking something better home because of it.”
“It was absolutely amazing to meet both old and new friends. Hugging my EVP and IFVP friends, also sharing smiles and deep thoughts with the ISC community meant the world to me.”
“I had a great time connecting with so many people from different professional backgrounds and nationalities. It’s what makes this community so important and relevant at this time in history.”
“What unites all these different people is curiosity, creativity, openness and a sense of humour.”
“I’m so grateful for the kindness, the fantastic organisation and for making everything feel very seamless in this wild wild heatwave!”
Dal BarCamp al BarCamp Plus: ripensare il format
Il format di partenza era il BarCamp, una non-conferenza nella quale una parte rilevante del programma viene costruita direttamente dai partecipanti: chi desidera condividere una competenza, proporre un tema o aprire una discussione presenta la propria idea e le sessioni prendono forma dalle proposte emerse.
Desideravo però sperimentare qualcosa in più, una sorta di “BarCamp Plus”. Dopo aver partecipato negli ultimi 15 anni a così tante non-conferenze e sentendo sempre un bisogno di maggiore rielaborazione e condivisione, ho desiderato trasformarlo qui in due innovazioni. La prima innovazione ha riguardato il tempo intenzionalmente dedicato alle relazioni e al networking; la seconda era pensata per modificare ciò che accade dopo le sessioni, attraverso la Cross-Pollination e l’Harvesting, per recuperare la conoscenza distribuita nei workshop e attivare un processo di intelligenza collettiva. A queste due innovazioni sono dedicati i prossimi paragrafi. Ti racconto in che cosa sono consistite e i riscontri sia positivi che negativi che hanno ricevuto.
Prima, voglio condividere ciò che, appena dopo l’evento, i partecipanti hanno spontaneamente condiviso sui social o scrivendomi un messaggio personale.
“The participants created the programme themselves. Different sessions, different facilitators, very different ways of doing things.”
“…but then people started filling the grid. Within an hour it was full, within two it had been rewritten more times than I could keep track of, and what came out the other end was a programme I could never have designed.”
“The BarCamp format proved its strength once again, showing that collaboration and knowledge sharing can lead to concrete results.”
“I realised how much I had also been watching how people facilitated and how a space was created where people felt safe to participate.”
Networking professionale: le connessioni diventano parte dell’esperienza
Se 110 professionisti provenienti da 20 Paesi, appartenenti a due community che fino a quel momento avevano organizzato separatamente i propri incontri, arrivano nello stesso luogo, la relazione tra le persone diventa parte dell’esperienza. Si sono quindi preservati deliberatamente spazi nei quali potessero nascere conversazioni, incontri e scambi che nessun programma avrebbe potuto prevedere.
Il questionario finale ha fatto emergere proprio su questo punto una delle evidenze più interessanti. Il 63,4% dei rispondenti ha valutato Good o Excellent il bilanciamento tra sessioni strutturate e networking, mentre il 36,6% lo ha giudicato Fair o Poor. Il dato è meno uniforme rispetto alla valutazione complessiva: l’85,4% ha giudicato l’esperienza Good o Excellent e il 90,2% ha dichiarato che consiglierebbe Beyond Visuals a un collega con probabilità moderata o molto alta.
Le risposte qualitative aiutano a capire la differenza. Per alcuni partecipanti, soprattutto considerando il costo economico e il viaggio richiesti da un evento internazionale, il valore era più facilmente identificabile in workshop, keynote, masterclass e contenuti professionali strutturati. Per altri, il networking rappresentava una parte sostanziale del valore: incontrare una persona con cui si desiderava parlare da tempo, confrontare pratiche, scambiarsi conoscenze o creare relazioni dalle quali potranno nascere collaborazioni.
Questo mi ha portata a una domanda: possiamo dare per scontato che 110 persone provenienti da 20 Paesi condividano la stessa idea di che cosa significhi “usare bene il tempo”?
Erin Meyer, nel libro “The Culture Map”, mostra come culture diverse possano attribuire un peso differente alla costruzione della relazione professionale. Michael Eraut, studiando l’informal learning at work, evidenzia inoltre quanto la crescita professionale avvenga attraverso l’esperienza e il rapporto con altre persone. Durante un workshop è immediato riconoscere che si stanno acquisendo contenuti; durante un coffee break si può confrontare un problema professionale con una collega e ricavarne una conoscenza altamente contestualizzata, senza per questo definirla una “sessione di apprendimento”.
Qui sta uno degli elementi più interessanti emersi dall’esperienza, a mio avviso: la formazione strutturata è più facile da riconoscere rispetto alla conoscenza che nasce informalmente, e aver dato per scontato che il valore di quest’ultima fosse altrettanto evidente per tutti ha lasciato spazio a una distanza tra le aspettative di alcuni partecipanti e il design dell’evento.
Ecco le due diverse letture di questa agenda, entrambi interessanti e molto utili:
“Bring back the keynote speakers. As an introvert, I cannot interact all the time. I want to learn something and be inspired. This is where the keynote speakers come in. We can just lean back and get awed :-)”
“Although networking and meeting people is important, perhaps we can wonder if it’s possible to offer 2 pathways … A. Schedule as is. B. A more structured schedule for those who want to engage and go deeper together.”
“Networking and having breaks is important, however this time I had a feeling of having sessions between the breaks rather than having breaks between the sessions.”
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“It was an extraordinary experience for me. I think the last time I felt part of such an international community was during my Erasmus semester.”
“I certainly didn’t expect to reap such a rich harvest of human connections and discoveries.”
“If I had to sum up the event in one sentence, it would go something like this: strength is in the community and I’m so glad to be a part of it.”
“It was truly an amazing experience, and I am very grateful that I had the opportunity to be part of Beyond Visuals. The journey to Verona was absolutely worth it, and I met so many inspiring people along the way.”
“I’ve met some amazing people and although still evolving my visual practice, I very much felt like a part of the wider community.”
“I returned home with a heart full of gratitude, positive energy and new friends.”
“I’m coming back home with fresh energy, new ideas, and—perhaps most importantly—valuable connections with inspiring people who share a passion for visual thinking.”
Cross-Pollination e Harvesting: attivare l’intelligenza collettiva
La seconda innovazione nasceva da un limite intrinseco del BarCamp, particolarmente evidente quando il programma funziona bene: più sessioni interessanti vengono proposte contemporaneamente, maggiore è la quantità di conoscenza alla quale ogni singolo partecipante deve rinunciare. A Beyond Visuals erano previste otto sessioni parallele la mattina e otto il pomeriggio, e io per prima, nei numerosi eventi simili a cui ho partecipato in Europa negli ultimi 15 anni, ho sempre sperimentato quel senso di essermi persa qualcosa, dovendo optare per un workshop su tanti altri. Fra i partecipanti si percepisce sempre una FOMO di fronte alla necessità di scegliere.
Da qui sono nate Cross-Pollination e Harvesting, proposte nell’ultima giornata.
Durante la Cross-Pollination sono stati esposti gli output dei workshop e i partecipanti sono stati invitati a muoversi tra essi, formando piccoli gruppi intorno alle esperienze che desideravano conoscere. Chi aveva partecipato a una sessione poteva raccontarla a chi ne aveva scelta un’altra, condividendo contenuti, domande e apprendimenti. Si è quindi trasformata una conversazione che normalmente avviene casualmente al caffè – “Tu a quale workshop sei andato? Che cosa avete fatto?” – in una componente intenzionale del programma.
Con l’Harvesting si è compiuto un passaggio ulteriore. Se la Cross-Pollination rimetteva in circolo ciò che era già stato prodotto, l’Harvesting chiedeva ai partecipanti di utilizzare quanto vissuto nei giorni precedenti come materiale per generare qualcosa di nuovo. Le aree di riflessione riguardavano ciò che stava emergendo nella professione, l’intelligenza ibrida, le idee innovative, le opportunità di business, la cura reciproca nella community e al di fuori e la conoscenza che avremmo avuto bisogno di sviluppare in futuro.
Dal punto di vista della Psicologia del lavoro, applicata alla generazione di competenze nelle Organizzazioni, questo passaggio è particolarmente interessante perché l’esperienza, da sola, non garantisce apprendimento. Per consolidarsi, ciò che abbiamo vissuto deve essere rielaborato, messo in relazione con ciò che già sappiamo e trasformato in significato. Quando questa elaborazione avviene insieme, interpretazioni differenti possono incontrarsi e produrre una comprensione che nessun partecipante possedeva individualmente all’inizio ed è qui che si attiva l’intelligenza collettiva.
“This made me realise how much can happen when a big part of an event is not decided beforehand.”
“In the conversations, people brought up perspectives that might otherwise never have been put into words. People shared unfinished thoughts and work.”
“No ready-made answers. No predetermined outcomes. Just enough structure to allow people to explore and develop ideas and thoughts in their own ways.”
“What might happen if you leave more room for the participants to surprise you?”
“I went to Verona mainly to meet my tribe. Somehow, I ended up learning far more about facilitation than I could have ever dreamed.”
Beyond Visuals: cosa ha reso efficace il BarCamp Plus
I dati restituiscono un giudizio complessivamente positivo dell’esperienza. L’85,4% ha valutato Beyond Visuals Good o Excellent e il 90,2% ha dichiarato che lo consiglierebbe a un collega con probabilità moderata o molto alta. Ancora più interessante, considerando l’obiettivo di mettere in relazione persone e community, è il dato sulle nuove connessioni: il 92,7% dichiara che l’evento lo ha aiutato Moderately o Very much a costruirne.
“No judgement, but plenty of appreciation, laughter, joy and curiosity.”
“I certainly didn’t expect to reap such a rich harvest of human connections and discoveries.”
Proprio perché il risultato complessivo è positivo, i feedback meno favorevoli diventano particolarmente utili. Alcuni partecipanti avrebbero desiderato più workshop, più keynote e una maggiore quantità di contenuti strutturati; altri hanno percepito l’intensità del networking come impegnativa e avrebbero apprezzato momenti nei quali potersi semplicemente sedere, ascoltare e recuperare energia.
Qui emerge un elemento importante anche dal punto di vista psicosociale: la stessa caratteristica progettuale può generare valore per alcune persone e rappresentare un costo per altre. Un evento ad alta interazione favorisce relazioni, scambio e apprendimento informale, mentre richiede un investimento cognitivo e sociale elevato. Inserire momenti maggiormente strutturati può quindi offrire anche la possibilità di regolare la propria esposizione sociale.
La domanda progettuale diventa allora: come si può creare un ambiente nel quale forme differenti di valore e modalità differenti di partecipazione possano coesistere? Se in futuro decidessi di investire nuovamente tutta l’energia richiesta da un progetto di questa portata, lavorerei su tre aspetti:
- ampliare Cross-Pollination e Harvesting, che hanno mostrato un potenziale particolarmente interessante.
- rendere più esplicito fin dall’inizio il razionale del tempo di condivisione non strutturato,
- offrire per una parte limitata del programma una scelta tra spazio informale e apprendimento formale,
Cosa può insegnare Beyond Visuals alle organizzazioni
Nelle aziende si ambisce a mantenere viva l’innovazione e la sperimentazione, che sono propulsori anche del change management, sebbene spesso si chieda alle persone di innovare lasciando loro un margine di errore molto ridotto.
Il trade-off è evidente: più vogliamo conoscere anticipatamente il risultato, meno spazio lasciamo alla sperimentazione; più accettiamo di sperimentare, più dobbiamo essere capaci di osservare ciò che accade e apprendere rapidamente dalle conseguenze delle nostre scelte.
Beyond Visuals è stato per me, in scala molto più piccola, esattamente questo processo. Sono state formulate alcune ipotesi, modificato un format consolidato, osservate le reazioni e raccolti dati. Alcune scelte hanno funzionato secondo le attese, altre hanno prodotto effetti non previsti e alcune richiederebbero oggi una progettazione diversa.
Lo stesso vale per chi, in azienda, progetta un’esperienza formativa o di apprendimento fra peer, magari con un gruppo interculturale di cento persone. Se l’obiettivo consiste nel trasferire informazioni tecniche, un programma molto strutturato può risultare efficiente; quando l’obiettivo include collaborazione futura, circolazione di competenze e apprendimento reciproco, il tempo relazionale entra nel valore strategico del meeting e deve essere dosato considerando cultura, aspettative, composizione del gruppo e modalità differenti di partecipazione.
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Questa retrospettiva nasce dal desiderio di dare un senso ai feedback e mettere a fuoco i miei apprendimenti, al fine di renderli disponibili a chi possa trovarli utili.
Ringrazio profondamente i partecipanti, senza la cui presenza, il contributo, l’energia e l’affetto dimostrato Beyond Visuals sarebbe rimasto soltanto un programma abbozzato durante una pausa pranzo del luglio 2025 a Birmingham. Grazie per essere arrivati fino a Verona e per esservi fidati di un evento che ha significato investire tempo, denaro ed energia, oltre ad affrontare, per alcuni, un viaggio molto lungo. Grazie, soprattutto, per aver condiviso generosamente tecniche e prospettive, trasformando un progetto sulla carta in un’esperienza che conserverò a lungo.
Un regalo da Verona per te: scarica le 96 Icon Cards
Beyond Visuals ha esplorato anche il Visual Thinking nella sua dimensione tridimensionale. Abbiamo creato oggetti metaforici con la carta e ho pensato quindi di lasciarti qualcosa da portare con te da Verona. Se hai partecipato a Beyond Visuals, consideralo un piccolo souvenir dell’esperienza; se non c’eri, a maggior ragione puoi portare a casa una parte di quella esperienza.
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